Contratto scuola, aumenti e arretrati in arrivo. Ma c'è davvero qualcosa da festeggiare?
Dopo una lunga attesa, il rinnovo della parte economica del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027 entra finalmente nella fase operativa. Per oltre un milione di docenti e personale ATA sono in arrivo gli aumenti stipendiali e il pagamento degli arretrati maturati dal 1° gennaio 2025. Secondo le ultime indicazioni, gli adeguamenti retributivi dovrebbero comparire nei cedolini entro il mese di agosto, insieme agli importi arretrati spettanti.
Una notizia certamente positiva, perché chi lavora nella scuola ha diritto a percepire quanto gli spetta. Tuttavia, sarebbe un errore trasformare questo passaggio in una grande vittoria.
Gli aumenti previsti dal rinnovo contrattuale sono infatti strutturali, ma continuano a essere lontani dal compensare la perdita del potere d'acquisto accumulata negli ultimi anni. L'inflazione ha inciso profondamente sui bilanci delle famiglie e gli incrementi economici, pur rappresentando un passo avanti rispetto al blocco contrattuale, non sono sufficienti a recuperare quanto perso.
Per questo motivo, nessuna organizzazione sindacale dovrebbe sentirsi realmente soddisfatta.
La firma di un contratto è certamente un risultato della contrattazione, ma il vero obiettivo dovrebbe essere quello di garantire stipendi dignitosi e realmente allineati al costo della vita e alla responsabilità professionale di chi opera quotidianamente nelle scuole italiane.
Allo stesso modo, anche il personale scolastico dovrebbe accogliere con equilibrio l'arrivo degli arretrati. Si tratta di somme dovute, non di un premio né di una concessione straordinaria. Gli importi che saranno accreditati rappresentano semplicemente il riconoscimento economico di mesi di lavoro già svolti con retribuzioni non ancora aggiornate.
È comprensibile che vedere un accredito più consistente in un cedolino possa suscitare soddisfazione. Ma quella cifra non deve far dimenticare una realtà evidente: "una volta esaurito l'effetto degli arretrati", resterà un aumento mensile che, per molti lavoratori della scuola, continuerà a essere insufficiente rispetto all'aumento del costo della vita.
La scuola italiana continua a chiedere molto ai suoi lavoratori: competenze sempre più elevate, formazione continua, responsabilità educative, amministrative e organizzative in costante crescita. A fronte di tutto questo, il riconoscimento economico rimane ancora distante dagli standard di molti altri Paesi europei.
L'auspicio è che questo rinnovo non venga considerato un punto di arrivo, ma soltanto una tappa. Perché valorizzare davvero la scuola significa investire nelle persone che ogni giorno ne garantiscono il funzionamento: docenti, assistenti amministrativi, tecnici, collaboratori scolastici e tutto il personale ATA.
Gli arretrati arriveranno e saranno certamente ben accolti. Ma la vera soddisfazione potrà esserci soltanto quando il rinnovo di un contratto non servirà più semplicemente a rincorrere l'inflazione, bensì a restituire dignità economica a una delle categorie più importanti per il futuro del Paese.
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