Una ricostruzione storica necessaria per capire il presente

Pubblicato il 22 gennaio 2026 alle ore 20:31

Dalle graduatorie provinciali agli ex LSU: quarant’anni di reclutamento ATA tra contraddizioni, blocchi e sanatorie

Una ricostruzione storica necessaria per capire il presente

Già dagli anni ’80 esistevano le graduatorie provinciali del Provveditorato, alle quali si presentava domanda per svolgere supplenze come personale ATA. Successivamente si presentava anche domanda direttamente alle scuole. I due canali erano distinti e disciplinati da decreti separati.

Le graduatorie dei collaboratori scolastici venivano utilizzate sia per incarichi provinciali sia per le nomine effettuate dai dirigenti scolastici nei diversi istituti. Restavano escluse le scuole comunali e alcune scuole provinciali.

Per il profilo di Assistente Amministrativo, invece, le graduatorie erano presenti anche nelle scuole comunali.

È sulle graduatorie provinciali e di istituto del personale ATA che vale la pena soffermarsi, perché rappresentano l’ossatura storica del reclutamento nella scuola.

Graduatorie permanenti e titoli di accesso

Ogni tre anni circa era possibile effettuare nuovi inserimenti e aggiornamenti per chi risultava già iscritto. Le graduatorie erano permanenti: una volta entrati, si rimaneva iscritti fino alla prima convocazione e finché si manifestava la volontà di permanere negli elenchi.

Per il profilo di collaboratore scolastico il titolo di accesso era la licenza media; il possesso del diploma di scuola secondaria superiore dava diritto a un punteggio aggiuntivo.

Per il profilo di Assistente Amministrativo si poteva accedere con il diploma di maturità oppure con la licenza media accompagnata da un attestato di qualifica specifico per le segreterie, ai sensi della legge 845, art. 14, del 1978.

Per il profilo di Assistente Tecnico erano richiesti un diploma di qualifica triennale specifico, oppure la licenza media con attestato di qualifica regionale coerente, oppure una maturità specifica per il laboratorio di riferimento.

I nuovi inserimenti furono possibili fino alla metà degli anni ’90, indicativamente tra il 1994 e il 1996. Da quel momento in poi le graduatorie divennero permanenti e a esaurimento: nessun nuovo inserimento, solo aggiornamenti di punteggio, fino al 2001.

Scuole comunali, ditte esterne ed ex LSU

Nelle scuole comunali e in alcune scuole provinciali si cominciò ad assumere tramite l’ufficio di collocamento. Tra il 1994 e il 1995 fecero il loro ingresso le ditte esterne di pulizia. I collaboratori scolastici comunali che andavano in pensione non venivano sostituiti.

In quegli stessi anni entrarono numerosi lavoratori ex LSU, provenienti da realtà lavorative differenti. Molti di loro beneficiavano da tempo della cassa integrazione. Una legge ne consentì l’utilizzo nella scuola: lavoravano dal lunedì al venerdì e inizialmente affiancarono le imprese di pulizia nelle scuole comunali. Era previsto che venissero assunti a tempo indeterminato nella misura del 20% ogni anno.

Questo percorso, però, non venne mai realmente attuato.

Nel frattempo molte scuole continuavano ad assumere personale precario tramite l’ufficio di collocamento, il cosiddetto articolo 16, che consentiva di lavorare per circa quattro mesi l’anno. Le ditte di pulizia finirono per prevalere in moltissime scuole e in intere province, soprattutto negli istituti comunali e provinciali.

Il 2000: la svolta delle scuole statali

Nel 2000 tutte le scuole comunali e provinciali diventarono statali. Tuttavia, nelle scuole comunali non esistevano graduatorie di istituto per i collaboratori scolastici. Le assunzioni avvennero quindi attingendo dalle graduatorie degli istituti viciniori della stessa provincia, in attesa dell’aggiornamento delle graduatorie provinciali che avrebbe consentito di scegliere anche quelle scuole fino ad allora escluse.

Per far fronte alla carenza di personale, gli ex LSU iniziarono a svolgere non solo attività di pulizia, ma anche vigilanza, collaborazione con i docenti e accoglienza. Lavoravano dal lunedì al venerdì, da settembre o ottobre fino a maggio; nei mesi estivi e nei fine settimana le sostituzioni ricadevano sul personale ATA. Il loro principale vantaggio era il mantenimento della sede di servizio anche in caso di riduzione dell’organico.

Nel 2000 si assunse quindi personale sia dalle graduatorie di istituto sia dall’ufficio di collocamento, perché non tutte le scuole disponevano di aspiranti sufficienti, nonostante gli elenchi provinciali fossero lunghissimi.

Riaperte e poi richiuse: il caos del 2001

Nel 2001 accadde ciò che nessuno si aspettava: le graduatorie provinciali, fino ad allora blindate e a esaurimento, vennero riaperte.

Potevano rimanere iscritti i collaboratori scolastici già presenti e aggiornare il punteggio, ma furono ammessi anche nuovi aspiranti che avessero svolto almeno 30 giorni di servizio nelle scuole pubbliche.

Per i profili superiori, invece, anche chi era già iscritto venne cancellato se privo del requisito dei 30 giorni. Fu introdotta una distinzione netta. Chi lo desiderava poteva inserirsi nelle nuove graduatorie di istituto di terza fascia, purché continuasse ad aggiornarle senza interruzioni ai successivi bandi.

Questa riapertura straordinaria, seguita da una nuova blindatura, produsse effetti devastanti: moltissimi aspiranti che avevano lavorato dalla fine degli anni ’90 fino al 2001, anche con supplenze annuali, rimasero improvvisamente disoccupati.

Nel 2001 venne inoltre accantonato il 20% dei posti di collaboratore scolastico in tutte le scuole con presenza di ex LSU o appalti storici. Anche chi era vicino ai 24 mesi utili per il ruolo rimase senza lavoro. Personalmente, nello stesso anno, fui costretta a cambiare sede due volte nel giro di poche settimane.

Il “salva precari” e le disparità territoriali

Per arginare una crisi occupazionale enorme, lo Stato introdusse il cosiddetto “salva precari”. In breve tempo molti nuovi inseriti maturarono i 24 mesi e accedettero alla prima fascia. Le graduatorie si allungarono a dismisura, soprattutto nel Sud, dove persino dalla prima fascia era difficile lavorare.

Nel Nord la situazione risultava meno critica: si lavorava sia dalle graduatorie provinciali sia da quelle di istituto. Per le supplenze temporanee e l’organico di fatto, alcune scuole continuarono comunque ad attingere anche dall’ufficio di collocamento, ignorando elenchi provinciali lunghissimi.

Il decreto “salva precari”, attivo dal 2008 al 2012, permise almeno il riconoscimento del punteggio a chi era rimasto escluso dal lavoro.

Terza fascia, internalizzazione e fine degli appalti

Nel 2008 venne istituita la terza fascia anche per i collaboratori scolastici, consentendo alle scuole di utilizzare graduatorie di prima, seconda e terza fascia.

Nel 2014 gli ex LSU furono impiegati nel progetto “Scuole Belle”.

Nel 2020 arrivò finalmente l’internalizzazione, che eliminò gli accantonamenti e pose fine a uno spreco enorme di risorse pubbliche.

Oggi il sistema di appalti storici ed ex LSU è definitivamente chiuso. Le assunzioni avvengono tramite graduatorie provinciali e di istituto. Quando un ex LSU va in pensione, entra un precario ATA. Nessun privilegio, nessuna intoccabilità.

Vigilare, oggi più che mai

Resta però indispensabile mantenere alta l’attenzione, perché ciclicamente emergono nuove figure di personale “temporaneo” o “straordinario” – co.co.co., TIS, reddito di cittadinanza, reddito di inclusione – che rischiano di riproporre gli stessi meccanismi del passato. La scuola, ancora una volta, diventa il primo luogo di accoglienza, ma anche il terreno su cui si costruiscono future rivendicazioni di stabilizzazione.

La storia insegna che ogni scorciatoia nel reclutamento, se non governata con chiarezza e trasparenza, finisce per produrre nuove ingiustizie e nuove sacche di precariato.

Racconto di un'anonima


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Commenti

Anonimo
11 giorni fa

Anonimo , lei non ha la minima conoscenza del percorso lavorativo degli lsu e ex lsu